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Il patrimonio culturale di una comunità non risiede solo nei documenti o nei monumenti, ma anche nelle storie che si tramandano di voce in voce. In Sicilia, tra queste, spicca la leggenda del treno di “Cicciu Pecora”, il soprannome ironico con cui i ragusani ribattezzarono la piccola linea SAFS. Nei racconti popolari, quel trenino era così lento e imprevedibile da sembrare un essere capriccioso: c’era chi giurava che ogni tanto si mettesse addirittura a indietreggiare senza preavviso, e chi ricordava di aver fatto in tempo a scendere dal vagone per raccogliere ortaggi lungo i binari, sicuro che il convoglio non sarebbe andato lontano.
Il soprannome affonda le sue radici in Francesco Battaglia Ciulla, detto “Piecura”, proprietario di un emporio in piazza San Giovanni a Ragusa che vendeva piccoli trenini di latta. Le locomotive della SAFS, così minute rispetto a quelle massicce delle Ferrovie dello Stato, ricordavano proprio quei giocattolini, generando l'associazione: “pari i treni di Cicciu Piecura”. Nel Siracusano, invece, lo stesso convoglio era noto come “a caffittera”, per via del caratteristico e lento sbuffare della locomotiva.
L’autore con la propria macchina fotografica, ripercorre i binari dismessi di questa storica linea ferroviaria della Sicilia sud-orientale. L’obiettivo non era solo documentare l'archeologia industriale del territorio, ma restituire dignità visiva a quelle etichette nate dal popolo: frammenti di storia vissuta che hanno attraversato il tempo e che oggi continuano a raccontare la memoria dell'isola.